Gli ultimi istanti di Ragnar Lothbrok: cosa diceva prima di morire?

Ragnar Lothbrok muore nella serie Vikings alla fine della stagione 4, gettato in una fossa di serpenti dal re Aelle di Northumbria. Prima di soccombere ai morsi, il personaggio creato da Michael Hirst pronuncia un discorso diventato cult tra i fan. Queste ultime parole mescolano sfida, profezia e accettazione della morte, ma la loro origine supera di gran lunga il contesto della serie televisiva.

Il Krákumál, poema fonte delle ultime parole di Ragnar

La maggior parte delle repliche attribuite a Ragnar Lothbrok al momento di morire non sono un’invenzione della serie trasmessa su History Channel. Trovano le loro radici in un testo norreno chiamato Krákumál, un canto funebre composto diversi secoli dopo l’epoca supposta del personaggio.

Consigliato : Le migliori piattaforme di apprendimento online per potenziare le tue competenze nel 2024

Questo poema si presenta come un monologo pronunciato da Ragnar stesso dalla fossa dei serpenti. Egli ripercorre le sue battaglie passate, evoca i suoi compagni caduti e afferma la sua certezza di raggiungere il Valhalla.

Il testo non si limita a una sola frase d’impatto: è un insieme poetico completo, dove la morte serve da cornice narrativa a una vita di razzie e conquiste. Un articolo dettagliato torna su la morte di Ragnar su Le Petit Castor analizzando ogni replica significativa di questa scena.

Leggi anche : Le fasi essenziali per riuscire nella divisione di un terreno in indivisione

La formula più famosa del Krákumál, spesso citata come le « ultime parole » di Ragnar, si traduce approssimativamente in: i piccoli maiali grugnirebbero se sapessero cosa soffre il vecchio cinghiale. Questa immagine preannuncia la futura vendetta dei suoi figli, in particolare Ivar, Björn e Sigurd, contro il re Aelle.

Varianti di traduzione e trasmissione instabile del discorso di Ragnar

Un punto raramente affrontato dai fan della serie: non esiste una versione unica di questa replica. Le traduzioni dal norreno antico alle lingue moderne producono formulazioni diverse, a volte sensibilmente distanti l’una dall’altra.

Alcune fonti rendono la metafora con « i piccoli maiali grugnirebbero se sapessero cosa soffre il vecchio cinghiale ». Altre preferiscono « quando il cinghiale sanguina, i porcellini arrivano ». Il significato rimane vicino (la progenie vendicherà il padre), ma il tono cambia. La prima versione insiste sulla sofferenza sopportata. La seconda mette l’accento sull’inevitabilità della risposta.

Guerriero vichingo invecchiato inginocchiato su una costa rocciosa scandinava, sguardo perso verso l'orizzonte, mormora le sue ultime parole nel vento al crepuscolo

Questa instabilità testuale ricorda che il Krákumál è stato trasmesso oralmente prima di essere messo per iscritto, probabilmente nel XII secolo. Ogni copista, ogni traduttore ha introdotto le proprie scelte stilistiche. Parlare delle « ultime parole esatte » di Ragnar equivale quindi a fissare un testo che, per sua natura, non è mai stato fissato.

Ciò che Michael Hirst ha conservato e modificato per la serie Vikings

Il showrunner Michael Hirst si è basato sul Krákumál per scrivere il discorso finale di Ragnar nella stagione 4, ma lo ha adattato alla drammaturgia televisiva. Nella serie, Ragnar si rivolge direttamente al re Ecbert (con cui ha instaurato una relazione ambigua) prima di essere consegnato a Aelle. Il suo discorso mescola elementi del poema norreno con riflessioni personali sul destino e sugli dèi.

La replica « Ho scelto il mio destino » non figura nel Krákumál. È un’aggiunta di Hirst che corrisponde all’arco narrativo del personaggio nel corso delle stagioni: un Ragnar che interroga la religione nordica, dialoga con il cristianesimo attraverso Ecbert e rifiuta di sottomettersi a una fatalità divina.

Ragnar Lothbrok, figura leggendaria o personaggio storico

Prima di prendere le sue ultime parole per oro colato, bisogna porsi una domanda preliminare: Ragnar è realmente esistito? Gli studiosi moderni considerano che Ragnar Lothbrok è una figura composita, costruita a partire da diversi capi vichinghi i cui exploit sono stati fusi dalla tradizione orale e poi dalle saghe.

Le fonti principali che menzionano Ragnar sono:

  • Il Krákumál, canto funebre poetico composto molto dopo i fatti supposti, che attribuisce a Ragnar un monologo eroico dalla fossa dei serpenti.
  • La Saga di Ragnar delle Pantaloni Pelosi (Ragnars saga loðbrókar), racconto in prosa islandese del XIII secolo che narra le sue avventure e la sua morte.
  • Le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus, cronaca danese del XII secolo che menziona un personaggio simile senza utilizzare esattamente lo stesso nome.

Nessuna di queste fonti è contemporanea agli eventi che descrive. I dati disponibili non permettono di concludere che un singolo individuo di nome Ragnar Lothbrok abbia pronunciato queste parole in una fossa di serpenti in Northumbria. La scena appartiene al racconto leggendario, non alla testimonianza storica.

La profezia dei figli di Ragnar nella serie e nelle saghe

Il vero tema delle ultime parole di Ragnar, che sia nel Krákumál o nella serie di Michael Hirst, non è la morte stessa. È ciò che viene dopo.

La metafora del cinghiale e dei porcellini preannuncia direttamente l’invasione dell’Inghilterra da parte della Grande Armata Pagana, guidata secondo le saghe dai figli di Ragnar, tra cui Ivar il Disossato. Nella serie Vikings, questa promessa di vendetta struttura tutta la continuazione del racconto dopo la stagione 4. La morte di Ragnar non è una fine: è un innesco narrativo.

Il re Aelle, carnefice di Ragnar, subisce nelle saghe come nella serie il supplizio dell’aquila di sangue, una forma di tortura rituale la cui autenticità storica è ancora oggetto di dibattito tra i ricercatori. Il destino di Ecbert è diverso nella serie, dove il personaggio sceglie la propria morte, ma lo schema rimane lo stesso: ogni re coinvolto nella morte di Ragnar paga il prezzo annunciato dal discorso finale.

Vecchio guerriero vichingo tatuato disteso su una lastra di pietra in una grande sala nordica in legno, sguardo vuoto rivolto verso il soffitto, rappresentante la morte di Ragnar Lothbrok

Gli ultimi istanti di Ragnar Lothbrok funzionano come una cerniera, sia nella meccanica narrativa della serie che nella tradizione letteraria norrena. Le sue parole non documentano un fatto storico verificabile. Portano una funzione precisa: trasformare una sconfitta (la cattura, la fossa, la morte) in atto fondante di una vendetta a venire. È questa inversione che ha colpito i fan, ben oltre il semplice piacere della citazione.

Gli ultimi istanti di Ragnar Lothbrok: cosa diceva prima di morire?